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Think Tank: un nuovo modo di fare politica

Alla Cavallerizza Reale proseguono le riflessioni sui temi di Biennale Democrazia: in particolare, questa mattina si è tenuto il dibattito riguardante i Think Tank, letteralmente “serbatoi di pensiero”,ovvero centri di ricerca e di diffusione delle idee che hanno come scopo quello di influenzare le decisioni politiche e l’opinione pubblica.Partecipano al confronto Alessandro Campi, ex direttore scientifico della fondazione “Fare Futuro”, Andrea Gavosto, direttore dal 2008 della fondazione “Giovanni Agnelli”, Davide Mattiello, presidente della nascente fondazione “Benvenuti In Italia”, Irene Tinagli, membro della fondazione “Italia Futura”, moderati da Mattia Diletti, ricercatore presso la facoltà di scienze politiche all’università La Sapienza di Roma. Prima di iniziare il confronto, il moderatore ha introdotto il tema definendo sinteticamente cosa sono i Think Tank e quali funzioni svolgono: il termine venne coniato negli anni ‘40 come metafora bellica ma, in epoca contemporanea, il fenomeno si sviluppa a partire dagli Stati Uniti dove acquistano grande consenso grazie alla grande disponibilità economica e all’accessibile sistema fiscale americano, alla flessibilità delle istituzioni e alla fertilità del terreno accademico. L’Europa ne viene a conoscenza solo nel 2003 con l’elezione a presidente di George W. Bush. In Italia, attualmente si contano circa 92 di questi centri di ricerca indipendenti ma un terzo di questi è legato a singole personalità politiche a causa del processo di personalizzazione della politica italiana. A partire dagli stimoli del moderatore, gli ospiti hanno raccontato le proprie esperienze e il loro operato nell’ambito delle diverse fondazioni rappresentate.
Alessandro Campi ha iniziato confrontando la nostra situazione delle fondazioni italiane con quelle americane, a cui si ispirano: l’Italia ha dimostrato da subito entusiasmo per il fenomeno e la volontà di allinearsi politicamente e strutturalmente alle grandi democrazie occidentali, ma i Think Tank italiani sono molto lontani da quelli cui si ispirano poiché non hanno mezzi economici, non hanno personale stabile al loro interno, hanno programmi di ricerca poco coerenti con le ambizioni dichiarate e molte sono solo correnti politiche occulte, poiché fanno riferimento a personalità politiche, assumendo così un ruolo di braccio operativo del partito o del singolo politico. In seguito, è intervenuto Andrea Gavosto che ha descritto, in particolare, l’operato della fondazione Agnelli, nata nel ‘67 grazie alla volontà dell’avvocato Agnelli con il mandato di contribuire, con ricerche e studio, al progresso della società italiana; si tratta quindi di una fondazione di ricerca indipendente economicamente che concentra il proprio lavoro soprattutto nelle scuole, producendo dati statistici e portandoli al dibattito pubblico, dando così consigli ai propri interlocutori politici.
In risposta, è intervenuto Davide Mattiello che ha proposto una forma ancor più “anomala” di partecipazione politica, l’advocacy group: la riflessione è partita dal concetto di potere e sulle modalità con cui questo si esprime, in particolare in chi di potere non ne ha. A differenza delle precedenti, “Benvenuti in Italia”, pur riconoscendo la legittimità costituzionale dei partiti, non è un partito, non è una corrente di partito, non è un modo per inserire qualcuno in un partito. Un punto cardine di questa fondazione è l’autonomia finanziaria, ottenuta grazie a tanti piccoli sostegni e non pochi grandi sostenitori. In ultimo, si è espressa Irene Tinagli secondo cui un Think Tank non nasce dentro un partito ma dalla necessità di riportare sul dibattito pubblico alcuni temi sommessi, per superare la difficoltà di relazione con la società civile e favorire i nuovi ingressi in politica. La difficoltà sta nel cambiare il partito da dentro, svincolandolo da ideologie preesistenti. Il primo passo che le fondazioni riescono a fare è sensibilizzare sui nuovi temi del dibattito democratico, occupandosi di ricerca applicativa e spendibile in senso pratico. Il pubblico ha sollevato poi alcune questioni, tra cui quella circa la possibile ascesa in politica di Luca Cordero di Montezemolo, a cui la fondazione “Italia Futura” fa grande riferimento: la dottoressa Tinagli ha risposto che una candidatura di Montezemolo rappresenterebbe il fallimento della politica tutta, in quanto i Think Tank si propongono di dare idee alla politica e non di sostituirsi ad essa. A questo proposito anche Davide Mattiello ha aggiunto una riflessione, rispetto al legame tra esercizio del potere democratico e leadership carismatica, sostenendo l’incompatibilità fra le due e ribadendo l’advocacy group come legame tra la politica e la società civile.
In conclusione, gli interventi hanno ridefinito il rapporto esistente fra politica e conoscenza, in particolare Andrea Gavosto ha puntualizzato che i Think Tank non sono aggregazioni di persone ma di idee. E’ d’accordo con questa opinione Alessandro Campi, che aggiunge che i Think Tank non sono strumenti che fanno politica, ma strutture elitarie che ricercano una conoscenza oggettiva da cui partire per prendere decisioni politiche, perché sostiene che il problema della politica attuale non sia tanto la scarsa partecipazione quanto piuttosto la difficoltà nel processo decisionale.


One Response to “Think Tank: un nuovo modo di fare politica”

Lorenzo Aprà on aprile 16th, 2011 22:57:

E Mattiello sempre chiaro, anticonformista e soprattutto ottimo anti sonno


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